“Ammetto tutto”. Esordisce così Max Casacci dei Subsonica, con quella gravità che quasi ci fa pensare al peggio. Il palcoscenico non è quello a cui è abituato, ma la vetrina dei social. L’oggetto della confessione è un album con i suoni del vino.
Che il vino e la musica condividano un alone semantico è roba più o meno conosciuta. Siamo certi che, tra i nostri lettori più attenti, ci saranno anche quelli che avranno sentito di produttori che fanno ascoltare al proprio vino durante il processo di affinamento. Ma nel leggere “mette in musica i suoni del vino”, una domanda non può che sorgere spontanea: ma in che senso?
Il nuovo album di Max Casacci
Di nuovo ci rivolgiamo allo scritto che il nostro protagonista ha pubblicato su Instagram. “Tre tracce senza strumenti musicali”, si legge. “Solo suoni del vino e della sua lavorazione”. L’orchestra chiamata al compito è quella del Franciacorta, e all’appello non manca nessuno strumento: lo sfregolio della bolla, il ritmo della vendemmia, il brontolio della cisterna.
“Roba da matti“. Non lo diciamo (solo) noi, ma Casacci stesso. L’album si intitola “Through the GrapeVine”, uscirà “per la gloriosa 42 records (35mm) ed è stato realizzato grazie all’invito della Cantina Bersi & Serlini Franciacorta“. Ma com’è nato il progetto?
Casacci ne ha raccontato pillole e curiosità in una breve intervista rilasciata al Corriere della Sera. La genesi risale a un paio di anni fa, con il nostro che si è improvvisato cacciatore di suoni tra filari e botti e cisterne, su invito a sonorizzare la sopracitata cantina.
Il risultato, dicevamo, è il terzo capitolo del progetto Earthphonia, letteralmente “sinfonia della Terra”. Rispetto alle prime due puntate, però, “c’è meno engagement sulle battaglie del clima e più esperienza sensoriale”. Continua Casacci, ai microfoni del Corriere: “Sono nati un brano più naturale, Cantine, immerso nelle bollicine, e uno più industriale, Cisterne, in cui “suono” anche enormi silos”.
E non c’è due senza tre, come accennato. Il terzo si chiama Vendemmie, titolo più che eloquente, con il – piccolo spoiler, attenzione – trattore “in do” che fa da bassline. “In alto i calici e buon ascolto!”, conclude Casacci. Cin cin!