L’introduzione è d’obbligo, e chi si era seduto in fondo magari ringrazierà: i bacaro tour, tanto per cominciare, consistono per andare in giro a bere e mangiare nei locali più tipici della cucina locale. Siamo a Venezia, per l’appunto, e gli esercenti si dicono esausti: “Non fanno bene a nessuno”.
Il bacaro, dicevamo, è un tipo di osteria dallo spiccato carattere popolare dove vengono serviti vini al calice e i tradizionali cichéti. Il “tour” in aggiunta è più che eloquente; così come la (più o meno) sana goliardia che questo genere di attività porta con sé.
Le proteste dei ristoratori
Il comitato “Danni da Movida” – nome che è tutto un programma, converrete – ha raccolto sotto il proprio vessillo quei ristoratori o esercenti che, scontenti e stanchi, dicono di “no” ai sopracitati tour. A fare da portavoce c’è Tommaso Sichero, vicepresidente dell’Aepe e titolare del ristorante La Palazzina.
“Il mio è un piccolo ristorante, ma teniamo anche dei cicchetti” si legge nella sua testimonianza riportata dai colleghi de Il Gazzettino. “Questi gruppi li ho sempre rifiutati. E per questo sono stato trattato male. Io gentilmente cerco sempre di spiegare, ma ti ritrovi a discutere con persone alterate”. E lo stratagemma delle prevendite online, spiega, non fa che gettare benzina sul fuoco.
Il libro delle accuse è quello che potete intuire: scorribande di vario genere, schiamazzi, “travestimenti che superano l’oscenità”. I controlli, spiega Sichero, sono carenti, i locali più piccoli si trovano pressoché costretti ad accettare i gruppi. E poi c’è chi tenta di aggirare le regole.
“I pic-nic alcolici sono un’altra piaga” spiega ancora il nostro. E la voce di Sichero non è sola: “I bacaro-tour non fanno bene a nessuno” ha dichiarato Angelo Zamprotta, vicepresidente di Confesercenti metropolitana. “Eppure, c’è sempre qualcuno che li serve”. Di nuovo, la pietra dello scandalo sarebbe la mancanza di regole: “Molti locali non vogliono questi gruppi, ma non possono fermarli. E i pacchetti online peggiorano la situazione”.