La questione dei dazi imposti da Donald Trump sta seminando panico da settimane sui mercati internazionali, e dopo una sequela di annunci più o meno deliranti da parte del Presidente degli Stati Uniti, ormai ci siamo: Oriente e Occidente si uniscono nel coro di disapprovazione, ma l’ora è giunta.
Dazi del 34% per la Cina, a cui Pechino si oppone fermamente e dichiarandoli “non conformi alle norme del commercio internazionale e danneggiano gravemente i legittimi diritti e interessi delle parti coinvolte”; del 24% per il Giappone, che li considera “estremamente deplorevoli” e in violazione “alle norme del Wto e all’accordo commerciale tra Giappone e Stati Uniti”; dazi del 20% per l’Europa, con Von Der Leyen che dichiara: “siamo pronti a reagire, ma siamo pronti a negoziare, non è troppo tardi. Finalizzeremo il primo pacchetto di contromisure sull’acciaio e prepareremo altri contro dazi in caso di fallimento dei negoziati”, e dazi del 25% sulle auto importate, in vigore dalla mezzanotte americana di ieri.
Le reazioni italiane

Giorgia Meloni ha sempre evitato posizioni eccessivamente critiche nei confronti di Trump, ma ora sembra arrivato il momento di smuoversi: “l’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti” ha dichiarato poco dopo il discorso di The Donald.
Ed ha aggiunto: “faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei”. Dalla Casa Bianca sono sempre stati molto chiari sul fatto che sui dazi non sono aperti a nessun tipo di negoziato, resta quindi da vedere su quale fronte Meloni intenda lavorare.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della visita al Quirinale del presidente Estone Alar Karis, si unisce alle invettive contro l’iniziativa USA: si tratti di un “errore profondo” per cui da parte europea “serve una risposta compatta, serena, determinata”.
Ora, se la situazione non fosse estremamente preoccupante, questo sarebbe il momento in cui cercherei di alleggerire l’atmosfera con un po’ do spirito, magari con una sempreverde battuta su Gino Sorbillo che interviene sui temi di attualità ritagliando lettere di mozzarella, ma in questo caso non è stato necessario: con la prontezza di riflessi che lo contraddistingue, l’ubiquo pizzaiolo napoletano approfitta dell’inaugurazione di una sua nuova insegna in Stazione Termini a Roma per sfornare la pizza “No dazi”.
La pizza è accompagnata da una dichiarazione: “ho paura che quella dei dazi rischi di diventare una guerra senza fine, a scapito della qualità e dell’artigianalità che da sempre gli americani apprezzano del nostro Paese”.