Cosa ha di speciale il pesto da 1000 euro al chilo?

A Imperia nasce un pesto dal costo esorbitante: cosa giustifica il prezzo a quattro cifre?

Cosa ha di speciale il pesto da 1000 euro al chilo?

Quanto siete disposti a spendere per del pesto alla genovese? Una manciata di euro per un barattolino da supermercato o la bellezza di 1000 euro al chilo? Se siete così audaci da rientrare nella seconda categoria, vi presentiamo EPesto, il condimento che arriva dritto dritto dalle mani dell’imprenditore agricolo imperiese Maurizio Viani. Ma che avrà di così speciale un pesto da valere un migliaio di euro al chilo? Il formaggio usato, in primis, e la ricetta che nonna Carla aveva tratto dalla Confraternita dei Cavalieri del Pesto.

La ricetta che vale 1000 euro

pesto alla genovese

Basilico, pinoli, Parmigiano e Pecorino: gli ingredienti dell’esoso pesto rispondono al classico disciplinare di produzione del condimento ligure. Ma quali sono le sostanziali differenze che ne giustificano un prezzo così elevato? Lo spiega Maurizio Viani, che lo produce, ai colleghi di Cibo Today. Il valore aggiunto è dettato innanzitutto da uno dei due formaggi usati: un Parmigiano Reggiano di Malandrone,  azienda del modenese specializzata in “caci” a lunga stagionatura. Quelle scelte per EPesto sono pari a 10 o 15 anni; nel primo caso il valore del pesto è di 250 euro al chilo, nel secondo dei famosi 1000 euro menzionati pocanzi. C’è poi una terza variante di condimento, preparata con Parmigiano di vacche rosse, per un’etichetta finale da 90-100 euro.

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L’idea di un pesto dal costo esorbitante è di Maurizio Viani, che gestisce l’azienda agricola Nauplia, specializzata in idroponica. Il basilico usato per il suo pesto, però, non deriva ancora dalle coltivazioni fuori suolo, perché prive della denominazione DOP. Oltre ai succitati Parmigiano e basilico, nella ricetta ispirata a quella originale della nonna e messa a punto da Davide Tacchi (ex partecipante al campionato mondiale di pesto) trovano posto l’olio di olive taggiasche della stessa azienda, i pinoli di San Rossore a Pisa e il pecorino sardo di Mandas. Il target finale non siamo di certo noialtri; come specifica lo stesso Viani, il prodotto è destinato a posizionarsi “negli hotel e ristoranti di alta fascia, nelle strutture di lusso e nei ristoranti stellati, luoghi dove si sappia anche raccontare un pesto del genere”.

Fonte: Cibo Today
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