Le manate di chef Cannavacciuolo stanno per tornare a popolare gli incubi dei ristoratori. La parola non è scelta a caso, perché da domenica 6 aprile riparte sul piccolo schermo Cucine da incubo, il format con l’ambizione di trasformare locali disastrati in approdi ristorativi degni di questo nome. Sette nuove puntate in onda su Now e Sky Uno, condotte dalla solita verve dello chef campano che, in un’intervista, svela gli aspetti emotivi che muovono il programma. La grande novità di quest’anno? Una puntata fuori confine.
Cucine da incubo va all’estero
Il 6 aprile segna l’inizio dell’undicesima edizione della versione italiana che ha preso spunto, nell’ormai lontano 2013, dall’analogo format televisivo britannico condotto da Gordon Ramsay. Per godervi la visione di poderose pacche sulle spalle e strigliate stellate, sintonizzatevi dalla prossima domenica su Now e Sky Uno in prima serata. Sette episodi freschi freschi, uno dei quali travalica per la prima volta i confini nazionali per trasformare in sogno l’incubo di una cucina su territorio tedesco.
Si vola a Rottendorf, piccolo centro a metà strada tra Francoforte e Norimberga dove chef Cannavacciuolo proverà a tirare su le sorti de “La dolce Napoli”, locale gestito da Roberto ed Enza, in terra tedesca da oltre vent’anni. Intervistato da TV Sorrisi e Canzoni sull’uscita della nuova stagione, il gastro-conduttore di Vico Equense fa forse riferimento proprio a questa prima puntata quando racconta che non è solo la cucina a richiedere la sua attenzione nel programma. “Ho dovuto rimettere a posto i sentimenti forti di una coppia”, racconta lo chef che ormai, alla stregua di Borghese con 4 Ristoranti, si sentirà un po’ “risto-psicologo“.
“Quando ci sono problemi nel nostro lavoro spesso partono da lì, la coppia inizia a traballare e si porta dentro il ristorante. Oppure è il ristorante a influire sulla famiglia”, dice lo chef di Villa Crespi che, al netto delle celebri manate sulla schiena, annovera l’empatia e la “dolcezza delle parole” tra i suoi pezzi forti quando va in soccorso di ristoratrici e ristoratori disperati.
“A me piace aiutare gli altri. Quando vedo queste persone che hanno un problema e per le quali rappresenti l’ultima speranza, mi faccio in quattro”, aggiunge, evidenziando poi un fil rouge che non mancherà anche in questa edizione: “Più che un piatto, la cosa peggiore è la banalità: basta mettere panna ovunque!”.