“La diversità è bellissima”: chiude così il suo percorso a Masterchef Italia 14 Anna, all’anagrafe Yi Lan, concorrente di origine cinese arrivata in Italia, come ha raccontato ai casting, perché i suoi genitori volevano un secondo figlio e in Cina non avrebbero potuto averlo.
Una vincitrice annunciata, Anna, in un’edizione che – bisogna dirlo – ha dimostrato una certa scarsità nei concorrenti, e forse era Masterchef ad averci abituato un po’ troppo bene, un po’ come quando dopo la prima edizione del Grande Fratello – quella presentata da Daria Bignardi, che era una sorta di esperimento sociale nonché l’esordio dei reality show in Italia – iniziarono ad arrivare i fenomeni da baraccone, gli aspiranti nuovi protagonisti dello show biz.
Così Masterchef forse ci aveva proposto, negli anni, cuochi sempre più preparati, seppur con alti e bassi, che addirittura ci avevano fatto talvolta credere che ci fosse qualcosa di poco lucido dietro alla loro preparazione o che alla fine proprio di cuochi non amatoriali del tutto si trattasse.
Invece questa edizione di Masterchef Italia ci ha riportato con i piedi per terra: di aspiranti cuochi si tratta, e in alcuni casi manco troppo bravi, per quanto loro credano altrimenti.
La finale
Dopo l’eliminazione di Mary – incredibilmente arrivata nel quartetto finale al posto di donna Katia – la sfida è rimasta a tre: Jack, Anna e Simone, ed era abbastanza chiaro che in realtà si trattasse più che altro di una sfida a due.
Prova ne è stata la scarsa originalità del menu proposto da Simone, una rivisitazione dei sapori classici piemontesi, oggettivamente un po’ noiosa e – a detta dei giudici – neanche troppo ben riuscita.
Più creativo invece il menu di Jack, dalle ispirazioni internazionali, e quello di Anna, che è riuscita nell’intento che si aspettava da lei fin dall’inizio di questa edizione del cooking show, in cui da subito la concorrente italo-cinese era apparsa la favorita. Anna ha coniugato, in maniera furba e abbastanza comfort, gusti orientali e italiani, mettendo nel piatto la sua storia, ed essendo premiata per questo.
E qui rivendichiamo il nostro titolo di tre anni fa, quando a vincere fu “la cameriera italo nigeriana Tracy”, e noi fummo accusati da qualcuno di razzismo per aver specificato l’origine della concorrente, senza che si capisse che da quell’origine derivava la chiave della sua vittoria, così come è stato per Anna, ovvero il saper trasmettere una cucina fatta di contaminazioni, di sapori diversi, di originalità.
Allora come oggi, non fu una vittoria sorprendente e, anche se auguriamo ad Anna il meglio – come non augurarlo alla concorrente più sorridente della storia del programma? – non ci sembra di aver visto nulla di trascendentale nel suo menu: nell’epoca dello strapotere dei gyoza, che ovunque si trovano di altissimo livello, un raviolo cinese può ancora impressionare per la sua originalità? Ai posteri l’ardua sentenza.